Partiamo dall’inizio. Siamo all’inizio degli anni sessanta, nel pieno della guerra fredda e della competizione nucleare e militare tra le due superpotenze, USA e URSS. Da più di dieci anni ormai, i due blocchi sono dotati di proprie strutture organizzative militari, la NATO per quel che riguarda i paesi occidentali, il Patto di Varsavia per quel che riguarda i paesi del blocco sovietico. Durante questo periodo, è stato vario il dibattito sulle strategie difensive da usare all’interno della NATO, partendo dalla massive retelation, ossia la capacità, in caso di minaccia, di lanciare un primo devastante attacco strategico che avrebbe reso inoperativo il nemico, sino ad arrivare alla flexible response, la risposta flessibile, una strategia che permetteva alla NATO di adeguare la propria risposta militare al reale grado di pericolo della minaccia sovietica, usando se del caso armamenti standard, strategici o nucleari. Fu proprio in base a questa strategia, che gli USA (in accordo con le nazioni europee) decisero di schierare sul suolo europeo, una serie di missili (gli Jupiter) a gittata intermedia, dotati di testate nucleari. Questa strategia, secondo l’amministrazione americana del presidente kennedy, avrebbe messo al sicuro il territorio USA da eventuali attacchi sovietici, spostando il palcoscenico dell’attività militare in europa. Dopo aver raggiunto gli accordi tra i vari governi, i missili vennero schierati in europa: gli jupiter in Turchia e in Italia (di cui 10 postazioni per un totale di 30 missili a Gioia del colle), i Thor (missili nucleari a gittata continentale) in Gran Bretagna.
L’amministrazione Kennedy, nell’elaborae queste strategie, commise però un errore di valutazione: non considerò la Cuba comunista. L’alleanza fra Cuba e l’Unione Sovietica infatti, avrebbe dovuto costituire un motivo di allarme per gli Stati Uniti.
Per rispondere alla mossa americana di piazzare in europa dei missili puntati direttamente sull’Unione Sovietica, il Presidium di Mosca decise, tra l’Aprile - Maggio del 1962, di installare basi missilistiche sovietiche a Cuba. L’idea piacque a Fidel Castro il quale inviò a Mosca suo fratello Raul (allora ministro della Difesa) insieme a Che Guevara per stabilire i termini dell’accordo. Nel Luglio 1962, venne raggiunta una bozza di trattato che prevedeva sia l’invio di un contingente militare di 45000 soldati, sia l’installazione di non meno di 40 missili nucleari del tipo SS-4 e SS-5, puntati direttamente contro il territorio americano.
Le prime notizie di un’attività militare fuori dalla norma sul territorio cubano, vennero raccolte dai servizi segreti americani sin dal mese di agosto. Ma i primi timori, furono seguiti da qualche settimana di stasi. Il 9 ottobre Robert Kennedy, ministro della Giustizia, autorizzò un volo di ricognizione di un aereo U2. Il 15 ottobre, i rilievi fotografici fatti erano chiari e univoci: i sovietici stavano completando sul suolo cubano l’installazione di missili MRBM (Medium Range Ballistic Missile). Il 16 ottobre, il presidente Kennedy venne informato e fece riunire immediatamente un comitato esecutivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Il Comitato, prese le sue decisioni il 22 ottobre e le comunicò al Presidente, il quale in un discorso alla nazione, rivelò al mondo quanto stava accadendo a Cuba, mettendo in evidenza la gravità del pericolo ed annunciando che gli Stati Uniti avrebbero fissato una linea di quarantena oltre la quale essi non avrebbero accettato il passaggio di navi sovietiche dirette a Cuba e cariche di armamenti.
Il mondo rimase ancora una volta con il fiato sospeso: si temeva sia una forzatura del blocco navale da parte sovietica, sia una ritorsione su Berlino; in entrambi i casi, la conseguenza sarebbe stata un nuovo conflitto mondiale, ma questa volta nucleare.
Fotunatamente, sotto la spinta dell’opinione pubblica mondiale, ispirata anche dall’intervento pacifista di papa Giovanni XXIII, venne fatto un primo passo verso il compromesso dal segretario del PCUS Nikita Chruscev (che già il 24 ottobre aveva ordinato alle navi sovietiche di non forzare il blocco) il 26 ottobre con una lettera privata a Kennedy (preceduta da un breve messaggio diplomatico), nella quale egli si diceva pronto a dichiarare che le navi sovietiche dirette verso Cuba non trasportavano armamenti missilistici e a impegnarsi a rimuovere i missili già posizionati a condizione che, a sua volta, kennedy dichiarasse pubblicamente che gli Stati Uniti non avrebbero mai attaccato Cuba. Subito dopo questa lettera, Chruscev ne scrisse una seconda (questa volta pubblica) nella quale dichiarava che il ritiro dei missili da Cuba, sarebbe avvenuta solamente se gli americani sarebbero stati disposti a smantellare le proprie postazioni jupiter dalla Turchia e dall’Italia.
Nel rispondere al segretario russo, Kennedy scelse un modo molto abile, tanto da farlo apparire nel breve periodo il vero vincitorie diplomatico della contesa. Egli infatti rispose pubblicamente alla prima delle due lettere di Chruscev (quella privata) dichiarando che gli USA non avrebbero mai attaccato Cuba se l’URSS avesse smantellato i missili già posizionati, vi aggiunse poi una seconda frase, a prima vista generica ma ricca di significato, se collegata con la seconda lettera di Chruscev; Kennedy infatti scriveva: << l’effetto di tale accordo, ci metterebbe in grado di lavorare verso un accordo più generale riguardante altri armamenti, come proposto nella vostra seconda lettera resa pubblica>>.
A breve, le due parti raggiunsero l’accordo; i missili europei e quelli Cubani, vennero smantellati e il mondo potè tornare a respirare… la guerra fredda stava cambiando la sua direttrice e dalla coesistenza competitiva ci si avviava verso la coesistenza pacifica tra le due potenze. In fin dei conti questa vicenda, che poteva essere classificata come un ulteriore passo verso la guerra, sarà ricordata come il primo passo verso la distensione nei rapporti tra le due superpotenze.
di Stefano Pasimeni | 20 novembre 2008

soprannome: IL PASI




Bell’intervento stè,semplice e molto chiaro.Il migliore sicuramente…Complimenti.
E se la prossima volta tratti della baia dei Porci? E’ un argomento strettamente collegato a quello di oggi,oltre ad essere molto interessante…
Bellissimo articolo, e continua la saga del “mi sento ignorante”… purtroppo questi episodi di storia recente non sono molto conosciuti (le scuole li trattano?) e, a meno che non si sia appassionati, difficilmente si conoscono…grazie, ho tolto un altro mattoncino al muro della mia ignoranza (ma ce ne sono ancora molti!)
Mi aggrego ai complimenti di Alessandro anche perchè in poche battute sei riuscito a far emergere l’intensità della tensione che pervase l’opinione pubblica e la stessa amministrazione americana. Si tratta di un periodo tanto controverso quanto determinante e di conseguenza pieno di fascino, soprattutto se si considera quanto abbia influito sulla successiva evoluzione geopolitica. Infatti a mutare non furono solo i rapporti tra Usa e Urss, ma anche quelli tra Usa e Europa dal momento che lo smantellamento dei missili Nato instillò negli europei una profonda diffidenza nei confronti degli Stati Uniti, condizionandone i rapporti fino ad oggi. Inoltre, poichè la crisi fu risolta senza consultare Castro, si accese nei Paesi del Terzo mondo la consapevolezza di essere solo pedine tra le mani delle due super potenze mondiali. Tuttavia si deve a quell’accordo il fatto che Cuba non sia mai stata invasa dagli Usa e che Castro sia ancora al potere. Di nuovo complimenti Stè!
Grazie ragazzi per i complimenti… vi aggiungo una piccola chicca sull’argomento che per motivi di spazio non sono riuscito ad inserire nell’articolo.
Nel pezzo ho scritto che Kennedy si mosse con abilità ed ebbe una grande vittoria dal punto di vista della diplomazia internazionale, il che è tuttora vero, ma solo se si pensa al breve periodo. Infatti, quando furono resi disponibili gli archivi di Stato di Mosca, venne fuori un dettaglio importante su questa vicenda: la nave sovietica che trasportava le testate nucleari, non lasciò mai (per motivi burocratic) l’Unione Sovietica. A Cuba in pratica, non vennero mai attivati dei missili, ma furono costruite solo le rampe di lancio.
Il fatto è importante perchè il tutto rientrava in una strategia politica di lungo periodo del segretario Chruscev. Da abile stratega qual’era, Chruscev pensò bene di giocare su due tavoli: sul primo, nel caso la situazione fosse degenerata, egli avrebbe potuto facilmente dimostrare all’opinione pubblica mondiale, come in realtà sul suolo cubano non ci fossero testate nucleari, al contrario, erano gli USA ad aver schierato in europa i propri jupiter contro l’URSS; sul secondo piano (quello su cui si svolse realmente la vicenda), egli con questa semplice mossa (ossia quella di piazzare a cuba solo le postazioni di lancio, che in pratica erano solo dei tubi d’acciao) costrinse Kennedy a far smantellare le postazioni jupiter e Thor dall’europa, ottenendo così nel lungo periodo, la vera vittoria strategica della questione.
P.S. per Alessandro: il prossimo articolo sarà sulla Baia dei Porci e sarà dedicato a te.
mi associo ai complimenti per stefano ma vorrei chiedere un chiarimento ad annachiara: “lo smantellamento dei missili Nato instillò negli europei una profonda diffidenza nei confronti degli Stati Uniti, condizionandone i rapporti fino ad oggi”; cosa intendevi esattamente con questa frase?
quanto a cuba, credo che benchè non sia stata mai materialmente invasa, essa abbia ugualmente “sofferto” la sua vicinanza (geopolitica) al blocco sovietico e la scelta di un modello economico apertamente contrapposto a quello americano. con gravissime conseguenze per la popolazione cubana, che ancora oggi sconta le scelte dittatoriali del suo leader con una profonda avversione da parte del mondo occidentale.
Grazie caro…Ne sono onorato…
Per giuseppe: intedevo che in Europa c’era la percezione forte (e forse reale) della minaccia di un attacco sovietico, per cui avere basi Nato costituiva una sicurezza. Quando Kennedy ha deciso di smantellarle, gli europei hanno perso un punto di riferimento importante in quel contesto di estrema incertezza. In altre parole è emersa la consapevolezza che la difesa statunitense nei confronti dell’URSS non era poi così scontata. A partire da questo episodio il processo di integrazione europea subì un’accellerazione. Gli europei dovevano cavarsela da soli. Parallelamente si insinuava quella di diffidenza nei confronti degli Usa, che in Francia era già emersa con De Gaulle. Terminava così l’idillio tra Europa e Stati Uniti che aveva caratterizzato gli anni 50.
Per quanto riguarda Cuba, credo che abbia sofferto più per la vicinanza geografica con gli Stati Uniti, che per quella geopolitica con L’URSS. Castro inizialmente era socialista e l’alleanza con l’Urss nasce e muore in poco tempo.
Attenzione annachià, vedi che nel 1963 vennero smantellate solo le postazioni missilistiche, e non le basi. queste rientravano nel sistema della NATO e molte di esse sono state attive sino agli anni 90 (San Vito ad esempio) o lo sono tuttora.
Hai ragione, è stata una svista, chiedo venia per l’imprecisione.
:)))) sei perdonatissima… il tuo intervento era esatto in ogni caso!
Sono stata educata, ora però vorrei capire la tua posizione, esplicitamela.
Va bene, questione chiarita