Il tonno rosso sta diventando sempre più raro, a causa di una pesca arrivata ormai a livelli insostenibili, tanto che il 12 Giugno scorso la Commissione europea ha adottato misure di emergenza contro Italia, Grecia, Francia, Cipro e Malta bloccando in anticipo la stagione di cattura perché era stata superata la quota annuale assegnata ai vari paesi. Il vicepresidente e assessore allo sviluppo economico della Regione Puglia, Sandro Frisullo, ha finanziato un progetto stanziando un milione e 290mila euro per dare la possibilità ai ricercatori di trovare un’alternativa valida a questo problema. La buona notizia viene da un gruppo di ricerca della facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, capeggiato dal prof. Gregorio De Metrio, docente di Anatomia degli animali acquatici: i tonni rossi si possono riprodurre anche in cattività. Da anni università di una decina di Paesi , in testa i giapponesi, tentavano di realizzare il progetto, inutilmente. In generale i tonni rossi non riescono a riprodursi in cattività perché lo stress provocato dalla cattura e le condizioni di vita non naturali bloccano il ciclo riproduttivo delle femmine. Stavolta è andata diversamente grazie ad una sorta di fecondazione assistita: sono state sparate sulla pelle dei pesci piccole capsule che anno rilasciato lentamente dosi di ormoni in modo da determinare la maturazione dei gameti. Nel giro di poco tempo si sono visti i risultati, i tonni hanno prodotto 20 milioni di uova che sono state divise a loro volta tra i gruppi impegnati nella ricerca: l’impianto ittico pugliese di Torre Canne, l’Istituto spagnolo di oceanografia, il Centro ellenico per la ricerca marina, il Centro maltese di scienze della pesca. Ogni gruppo curerà il passaggio delle uova allo stato di larve e poi cercherà di ridurre il tasso di mortalità. Una nota dolente sta nel fatto che non è detto che la nuova tecnica riproduttiva riesca a risolvere il problema perché, secondo Greenpeace, bisogna anche tener presente che, per ingrassare un tonno, animale a sangue caldo, con metabolismo accelerato, giornalmente, c’è bisogno di venti chili di pesce. Quindi tale risultato deve essere inserito in un contesto allargato di riforma del settore della pesca, altrimenti si rischia di fallire l’obbiettivo. Sul tonno rosso ci sono conflitti aperti a livello internazionale: i giapponesi ne fanno razzia ovunque possono e comprano quasi tutto il pescato del Mediterraneo pur di non rinunciare al loro pasto a base di sushi e sashimi; pensate infatti che per un esemplare adulto, che pesa intorno ai 200 chilogrammi, può arrivare a costare anche 100mila euro, vedete voi se non conviene investire in questa ricerca.







Wow…un tonno pesa 200kg…e io che pensavo fossero grossi più o meno come le scatolette…ragazzi, con questi articoli (prima il costruttivismo ora il tonno), mi fate sentire talmente ignorante da non poter partecipare neanche ad un quiz televisivo! Al di là di questa mia nota “folkloristica”, da non-mangiatore di pesce non posso che essere contento di questi primi risultati.
ho capito bene? ogni giorno, per alimentare un tonno in cattività, occorrerebbero 20 kg di pesce?
Ringrazio Giovanni e Gabriele per i loro commenti e mi scuso dell’orario poco consono…
Giovanni non preoccuparti che nella vita si imparano sempre cose nuove a qualsiasi età, ed è proprio questo il bello perchè se così non fosse ci annoieremmo a morte…
Diciamo che per nutrire un tonno adulto è proprio questa la sua “dieta”, però Gabriele, se fai due conti vedrai che il gioco vale la candela: i guadagni ci sono e si favorisce il ripopolamento della specie nel Mediterraneo.