Come primo articolo ho deciso di trattare un tema a cui ,negli ultimi tempi, ho avuto il piacere di avvicinarmi e che mi ha affascinato molto e cioè il costruttivismo…che parolone eh? in realtà le cose che dice questo approccio teorico sono molto ben definite e direi anche coraggiose. L’assunto di base del costruttivismo è che la realtà non ha consistenza esterna all’osservatore ma è interamente costruzione, un oggetto è definito “vero” in base ai criteri che dipendono dall’osservatore. I modi che ognuno di noi ha per vedere il mondo vengono chiamati appunto “costrutti”, ossia i nostri criteri di valutazione attraverso i quali diamo senso a quello che ci circonda. Questa brevissima premessa teorica era doverosa per scendere ad un livello più applicativo,cioè come si applica questa teoria alla psicologia o se vogliamo alle relazioni con gli altri con cui abbiamo a che fare ogni giorno?
Innanzitutto la cosa che più mi affascina del costruttivismo dal punto di vista psicologico è che a differenza di tanti altri orientamenti,di fronte ad una persona non ha la smania di affibbiargli un’etichetta, depresso,schizofrenico ecc… andando quindi alla ricerca di elementi volti a confermare un’ipotesi diagnostica. Si cerca invece di capire quali sono le categorie di significato che la persona usa in riferimento a sè stesso al mondo e agli altri, in un processo di profonda comprensione,anche perchè un “depresso” non è uguale ad un altro “depresso”! L’altro aspetto interessante è come tale approccio vede la malattia mentale,infatti se si concepisce la persona come costruttrice di conoscenza e se si ritiene che non esiste una conoscenza corretta,non si può vedere il disturbo come idea erronea (ad esempio nel caso del delirio) o processo cognitivo sbagliato ma lo si vedrà come un blocco di quel processo di costruzione della realtà. A questo punto l’obiettivo è quello di favorire nella persona la costruzione di nuovi modi di vedere le cose che possano permettere vie alternative meglio percorribbili e senza intoppi.
Volendo portare questa teoria alla nostra quotidianità,in soldoni essa ci dice che quando siamo in relazione con un’altra persona dovremmo prendere come vero ciò che ci dice l’altro,quella è una sua realtà,le persone non sbagliano mai al massimo possono avere una visione singolare che si può allontanare in modo anche significativo da una condivisione. In questo modo non esiste più qualcuno che sbaglia o qualcuno che fa bene (se non c’è una realtà oggettiva cui fare riferimento),ma esistono tanti modi di costruire la realtà tanti quante sono le persone.
di Roberta Cuppone | 15 novembre 2008






Io penso che, bisognerebbe ragionare sempre con la propria testa senza farsi influenzare da quello che pensano le altre persone perchè, come dici tu, ognuno costruisce una propria realtà che può essere solo condivisa o non condivisa.
Un saluto
Ho capito ben poco di tutto quello che c’è scritto, ma mi sembra interessante…un po’ come quando guardo una puntata del Dr House. (Ok, più tardi lo rileggo con calma, non c’è niente che un buon vocabolario non possa aiutare a capire :))
Bell’articolo, Roby! questo punto di vista capovolge la comune percezione di se stessi e degli altri rendendo possibile una maggiore flessibilità mentale e alimentando, di conseguenza lo spirito critico. Sono convinta che occorra partire sempre da punti interrogativi invece che da punti esclamativi.
per fabio:giusto,dici bene!
per giovanni…mi dispiace che l’articolo non sia risultato molto chiaro,riconosco che l’argomento non è dei più semplici, se ti può consolare qundo ne ho sentito parlare per la prima volta in aula di università,sono uscita confusissima,perciò se ti va rileggilo,magari qualcosa risulterà più chiara,e ovviamente per eventuali dubbi puoi chiedere benissimo,mi scuso se non sono riuscita ad essere più chiara e rendere il tutto di più semplice comprensione.
grazie annachià!si trovo che davvero quest’ottica capovolga la normale visione del mondo,la cosa affascinante è che non pone dei limiti,dei paletti oltre i quali qualcosa diventa anormale o sbagliato,e questo credo che per molti sia destabilizzante.
Veramente interessante ma credo che fondamentale ai fini dell’intevento sia la piccoa parentesi che hai inserito “(se non c’è una realtà oggettiva cui fare riferimento)” perchè non sempre ci sono diverse realtà ma a volte la realtà è una e una sola,lo si voglia o no.
Ok, riletto tutto in un tempo più “umano” dei 20 secondi impiegati l’altra volta…è tutto più chiaro! In effetti è un approccio interessante…un pelino troppo “relativista”, ma sempre meglio di un’etichettatrice automatica (compulsiva) quali gli altri orientamenti…ottimo articolo!
per alessandro: si, questa è la tua visione,come avrai potuto leggere secondo questo approccio non ci sono diverse realtà ma diversi osservatori e quindi diverse costruzioni della realtà.
per giovanni: grazie! relativista dici? a primo impatto forse come critica ci può stare,però ti assicuro che quando hai modo di sentirne parlare più volte riesci a vedere un pò oltre , io ho esposto in modo molto sintetico e semplicistico tutta la questione.
E’ complicata come cosa…Quando dici “quando siamo in relazione con un’altra persona dovremmo prendere come vero ciò che ci dice l’altro,quella è una sua realtà” non vuol dire che quella realtà è differente da quella che sto vedendo io(per esempio)? Se è così penso che non sempre è possibile questo ragionamento perchè a volte la realtà è una sola e non è possibile concepire per vera una realtà diversa da quella. E per questo contesto la frase “le persone non sbagliano mai al massimo possono avere una visione singolare che si può allontanare in modo anche significativo da una condivisione”. La ritengo assurda questa visione.Ma questo già lo sai…ahahah
si lo so benissimo che per te è inconcepibile,cmq avendo tu la convinzione che esista una realtà indipendentemente da noi…non posso dirti che è una visione sbagliata,è semplicemente la tua visione…eh eh eh
alzo le mani…